Di ritorno da Paolo, quarta parte

I diari della ValePassano i giorni e ormai Chinatown non ha più segreti per me. Il mio ostello, il mio internet caffé aperto 24 ore su 24, il baracchino dove mi bevo i caffé seduta su un micro sgabello, l’indiano che mi cucina i pranzi e il cinese che mi prepara le cene, da un chicken masala ai noodles con zenzero e anatra.
Le notti invece non finiscono mai, e non per il fuso orario, ma perchè Lorenzo russa come non mai regalando a me e a Jaffro anche delle infernali puzzette. Nonostante i tappi nelle orecchie il russare del Pisano arriva potentissimo al mio cervello. Io provo diverse tecniche per farlo smettere, smuovo il letto, provo a chiamarlo mentre dorme o addirittura gli solletico il naso facendo scivolare il pareo dal mio letto perchè Lorenzo dorme sotto di me. Lui così smette, magari per 10 minuti o un’ora ma poi ricomincia più forte di prima! Jaffro invece addirittura gli tira i piedi con forza ma ciò nonostante Lorenzo nemmeno si sveglia. Una delle prime notti Jaffro mi ha fatto spaventare come non mai perchè nel cuore della notte mi sono trovata la sua faccia di fronte alla mia, mentre io tenevo gli occhi chiusi cercando di dormire. Dato che continuavo a sbuffare e a muovere il letto, lui ha gentilmente pensato di prestarmi i tappi per le orecchie, senza sapere che già li avevo. Beh, ho fatto un salto nel letto perchè mi sono vista nel buoi pesto della stanza questa faccina asiatica che mi fissava ed era identica al bambino fantasma del film dell’orrore “The Grudge”.
Per fortuna Lorenzo si alza presto per “dare lezioni di inglese” e così io e Jaffro possiamo dormire! Come ci svegliamo poi ci facciamo un sacco di risate prendendo in giro il russatore folle. Jaffro mi dice sempre: “ma come fa a non controllare il suo corpo!?”
In men che non si dica arriva lunedì e così la mattina presto vado a portare il mio passaporto, le due foto e la lettera d’invito. Allo sportello mi dicono che posso passare a ritirare il mio passaporto con il visto nel pomeriggio, sono al settimo cielo perchè questo significa che domani potrò volare a Bali.
Così torno a Chinatown, compro il biglietto e scrivo a Paolo: “arrivo domani alle 19, vienimi a prendere!”

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